mi sveglio. Dalla finestra aperta proviene un rombo cupo. No, non viene da fuori, viene da sotto. Mi sollevo sui gomiti ancora intorpidita dal sonno e riesco a pensare solo che ci sono già dentro. Riesco solo a trattenere il fiato e sperare che non aumenti, poi, quando avrà smesso di tremare, poggerò i piedi a terra e .... cosa farò? oramai non c'è più nulla a fare. Le campane di vetro spesso del lampadario oscillando si scontrano tra di loro, tiro via le coperte, arrivo alla porta della mia camera, tremo e mi chiedo se ritornerà. poggio la schiena contro lo stipite e scivolo a terra cercando di respirare e tenere a bada quei brividi di terrore. Prendo il telefono, chiamo i miei cari: tutto bene, solo tanta paura. Il Tg inizia a snocciolare i suoi dati e io spero che sia venuto dal mare, ma la voce del giornalista contraddice i miei pensieri, l'epicentro è in montagna. diamine! se l'ho sentito così forte io che sono sulla costa... ho espirato e per un po', un tempo mentalmente infinito, non ho avuto bisogno di inspirare di nuovo. Solo un miracolo avrebbe potuto evitare il peggio e il miracolo, come al solito, non c'è stato.
l'unica verità è che quando la natura impera su di noi, non possiamo che chinare il capo e subire ciò che lei ha scelto. non c'è via d'uscita. Siamo solo piccoli esseri insignificanti, fatichiamo a nascere, ci annoiamo a vivere e ci sbrighiamo a morire..
il mio pensiero va a tutte quelle famiglie che hanno perso i loro cari sotto le macerie, la mia speranza raggiunge e si unisce a quella di tutti coloro che sperano di ritrovare parenti e amici dispersi.
ora mi aspetto di vedere l'impegno dello Stato perché non c'è un minuto da perdere.
Abbraccio tutta la mia regione, che amo profondamente. Abbraccio le famiglie colpite e spero che siano poche, ma so che non è così. Oggi mi sento ferita e impotente e così sarà in futuro al ricordo di questo triste e sciagurato giorno.