
"Bene, ottimo lavoro" ho ringraziato mentalmente il mio infiltrato a Lucca. "ora vediamo come ha agito il nemico" apro il libro



Esco per fare la spesa, ma prima mi fermo a far benzina e ne approfitto per comperare le sigarette.
-buonasera (sorriso) un pacchetto di Pall Mall azzurre, per favore
un pacchetto argentato.
-no, guardi. (altro sorriso) azzurre!
-sì, sì. Queste sono azzurre.
-no, queste sono argento!
-eh lo so. (stavolta se la ride lui) anche io ho avuto la stessa reazione quando stamattina mia moglie le ha riportate. Hanno cambiato il pacchetto.
- ah!! (ops!) È vero, c’è scritto Pall Mall Miami. Mi scusi. (sorriso imbarazzato) grazie.
- ecco il resto.
- sì, giusto, grazie ancora. buonasera.
Chi mi conosce di persona sa bene quanto poco amichevole potesse essere quel “no, queste sono argento!” insomma ho fatto una brutta figura e questo mi ha indisposto parecchio.
Vado al supermercato, prendo tutto il necessario e mi dirigo alla cassa. Una fila chilometrica. Ah già! È sabato, la gente fa rifornimenti nel caso la terza guerra mondiale scoppi domani.
Arriva il mio turno. Inizio ad infilare la roba in busta facendo attenzione a come sistemarla (robe pesanti sotto, robe fragili sopra) il cassiere, un velocista dello scontrino, attende i soldi. Lo guardo con aria vagamente stizzita come per dire “aiutami pezzo di deficiente” seee figurati! Vuole solo i miei soldi. Come sempre.
Salgo in macchina e mi avvio verso casa, rimango imbottigliata in centro.
Ah già! È sabato, il corso è chiuso per permettere ai ragazzi di “farsi le lastiche” (termine giuliese derivante da “elastico” per indicare la passeggiata su e giù per il corso in un moto che nei miei ricordi sembra perpetuo).
Ma tu guarda, penso, fino a una decina d’anni fa (ok,ok, facciamo 15) il sabato pomeriggio mi preparavo anche io per andare sul corso per incontrare gli amici o nella speranza di vedere il ragazzetto che mi piaceva o per cazzeggiare in tranquillità. Ora il sabato pomeriggio vado a fare la spesa, m’innervosisco se c’è fila alla cassa, mi ritrovo a fumare nervosamente cercando di capire quale assurda manovra sta compiendo questo cretino con
Poi, a un tratto, la radio mette una canzone del 1975 (autore non specificato, prendetevela con Virgin Radio) una cosa in stile Creedence Clearwater Revival, il traffico si sblocca, riparto e vedo una coppia che si scambia un bacio davanti alla vetrina al neon del distributore automatico del latte fresco di giornata e penso che in fin dei conti la vita è bella. Forse dovrei soltanto rilassarmi un po’.
p.s. persa in questo pensiero positivo, assolutamente inusuale per me, arrivo a casa e mi accorgo di aver dimenticato la ricarica per il cellulare.
come volevasi dimostrare, il relax non fa per me.
"La morte di un amico ti segna, anche se non ne sei responsabile, anche se non avresti mai potuto fare nulla per impedirla, anche se in quell’istante, mentre lui abbandonava il mondo, non hai percepito alcun segno. Dov’è lui adesso? Mi sta guardando mentre scrivo e penso a lui? Riesce a sentire dentro di me tutte le cose che non gli ho mai detto? Riesce a vedere il dolore nascosto dietro il muro del silenzio? Scrivo quello che mi viene in mente e vorrei che lui mi rispondesse. Sei più felice ora che hai smesso di soffrire? Ci puoi vedere dal posto dove sei adesso oppure ti hanno già assegnato un’altra destinazione? Ci rincontreremo un giorno oppure quando sarà il mio momento tu sarai di nuovo in questo mondo inconsapevole della tua vita passata? Perché non mi rispondi? Non vuoi? Non puoi? Sarebbe bello sentire la tua voce ancora, non per un’ultima volta, no. Vorrei continuare a sentirla per sempre. Vorrei che tu trovassi un modo per venirmi a trovare di nascosto e continuare a crescere con me. Non lo direi a nessuno. Sarebbe il nostro segreto. Se non potrai sentire la mia voce starò zitta e ascolterò quello che tu avrai da dirmi ogni giorno. Forse mi parlerai delle nuvole oppure dell’immensa pace che regna nell’infinito. Chiedo troppo, vero? Il prezzo della tua vita è stato il dolore ch’essa ti ha causato e questo silenzio è il prezzo della tua pace. Chi sono io per poterti chiedere di cercare ancora questa vita anche solo nei ricordi sapendo quanto sono intrisi di sacrificio e pena. Allora vai amico mio e non voltarti. Imparerò a non essere egoista a non voler più ascoltare la tua voce. Farò tesoro di ciò che mi hai dato e imparerò per il futuro a non tenere dentro nulla perché ciò che non vuoi condividere con un amico non vale la pena d’essere vissuto. Magari un giorno ti ritroverò in qualche posto, in occhi sconosciuti, sotto cieli lontani, nella meravigliosa tranquillità di un albero solitario che cresce forte e sereno perché forte e sereno sei stato tu in vita."
ciao Alfredo