

Qualcosa però era cambiato in lei, era combattuta tra il riprendere il suo viaggio immediatamente e il vedere l’interno della chiesa per la quale aveva affrontato tutta la salita della collina. Scacciò quello strano presentimento che la voleva lontano da quel posto e decise di entrare. Percorse il portico guardandosi intorno come una bambina curiosa e pensò che era un peccato non avere la macchina fotografica perché era tutto così affascinante e la luce del sole calante donava alle vecchie mura un alone magico. Dopo aver camminato per due lati della galleria trovò un portone di legno intarsiato consumato dal tempo, intorno all’ arco la pietra era scolpita in tre balze alternate con disegni a spirale e fiori e sulla sommità c’era un’incisione in una lingua che lei non conosceva.

Sospinse un battente della porta e oltrepassò l’arco. La chiesa era vuota, ma questo non la stupì perché la sua attenzione fu catturata dalla miriade di colori dei mosaici che coprivano le finestre e attraverso cui il sole calante proiettava la sua luce che si rifrangeva in macchie di colore sulle pareti di pietra grigia.

A spezzare lo sguardo dalla porta d’ingresso all’altare erano solo due colonnine scolpite, ognuna di esse rappresentava due cherubini inginocchiati in preghiera su una sfera di marmo grigio e bianco, tra le loro ali si allargava la prua di una barca contenente l’acqua santa.

Fece qualche passo versò l’altare e notò le panche nobiliari di legno scuro sulle quali pendevano i drappi del blasone della famiglia di nobili della regione, erano poste l’una di fronte all’altra.

Avanzò verso l’altare e scorse un corridoio piuttosto stretto che passava dietro l’abside cingendo una piattaforma rialzata con sette seggi posti a semicerchio alle spalle dell’altare.

Al termine del corridoio trovò alla sua sinistra un cancelletto, dietro di esso incavata in una nicchia della chiesa si trovava la tomba in pietra di una giovane donna le cui sembianze erano state scolpite nel candido alabastro. Avrebbe voluto guardarla da vicino ma era indecisa se aprire il cancello, poi pensò che probabilmente non c’era nessuno lì tranne lei, stranamente non aveva visto neanche il custode. Decise di entrare sollevò la mezzaluna che bloccava in alto le due ante del cancello e le spinse cautamente verso l’interno della cappella. Si avvicinò al sarcofago e lesse la targa “Hanne Argyll amata figlia del quinto duca di Argyll e della marchesa di Moray 1675 –
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e poi?
Vi presento la mia Scozia
Loch Tulla


The Old Man of Stor





Scozia = acqua in ogni dove…

Questa invece è la mia residenza estiva: Inveraray Castle
I
Il cardo, simbolo della scozia. Si narra che un manipolo di guerrieri scozzesi stavano per essere sorpresi nel sonno da un gruppo di vichinghi invasori, e si salvarono solo perché uno degli attaccanti mise un piede nudo sopra un cardo selvatico. Le sue grida diedero l'allarme e gli scozzesi, risvegliati, sconfissero come di dovere i danesi.

Qui è dove abitavo qualche secolo fa: Kilchurn Castle

Avete presente Braveheart? Avete presente Robert Bruce? eccolo qui, trovato per puro caso dentro una chiesetta sulle sponde di un lago. Purtroppo era già morto quando sono arrivata.
Fed questa foto te l'avevo promessa!

Qui Naeel è in un cimitero adiacente una piccola chiesetta in cui era in corso un matrimonio. Lo vedete il suonatore di cornamusa dietro di me? In mano a Naeel c’è Tilby (lo conoscerete presto ;-))
Quest’ultima foto è un omaggio al falco che a quanto pare mi perseguitava anche in scozia… immaginate la mia faccia quando l’ho visto!!!

buon week end