martedì, 20 ottobre 2009

Ragni, scope e incantesimi.

giorni convulsi. Nello scorso fine settimana mi sono corciata le maniche e ho affrontato uno dei lavori più sporchi che una come me è destinata a fare. No, non ho partorito, di più, ho fatto il cambio di stagione.
Ho aspettato che fosse luna nuova e domenica sera mi sono messa davanti al calderone, ho aperto il grimorio ed ho preparato gli ingredienti, o almeno lo stavo facendo quando mi sono accorta che il vasetto in cui conservavo le zampe di ragno era vuoto! Dannazione.... l'idea di andare a cecare un ragno da sacrificare mi disgustava. Non certo per l'omicidio della schifosa bestia, quanto per il fatto di dover vedere tutto quel crogiuolo di zampe che si muovono aritmicamente cercando di sfuggire al loro destino.
E vabè, inizio a girare per casa, il piano terra è troppo incasinato, di certo troverei tanti ragni, soprattutto nel pergolato, solo che quelli sono i ragni dell'uva e sono bianchi, non vanno bene. Al primo piano non c'era traccia delle schifose bestie. Salgo nella zona notte, entro nella mia camera e noto che tra le ragnatele decorative ce n'era una più nuova e parecchio "ragnatelosa", decido di indagare.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH la bestia immonda!
Quatta quatta si nascondeva sotto il mio scrittoio. Prendo la bacchetta magica aspiratutto, ma l'idea di avvicinarmi a quell'essere ripugnante mi fa tremare la mano. L'arma cade, impreco. Ho voglia di piangere, inizio a grattarmi convulsamente, cerco un metodo alternativo. La bacchetta, primo strumento magico ha fallito, provo con la scopa, il più tradizionale degli strumenti per una strega.
La bestia mi guarda, lo sento, muove due zampe come per dirmi "vieni qui, avvicinati", ma io sono troppo impegnata a reggere la scopa e grattarmi la testa (manco avessi plotoni di pidocchi incavolati).
Ok, un respiro e via un colpo secco, la bestia fugge. Urlo, stringo più forte la scopa. Vincerò io, non t'impossesserai della mia camera viscido coso. Si rifugia sul muro. Aspetto che salga ancora un po', non voglio rischiare che l'angolo tra il muro e il pavimento gli fornisca una scappatoia. La stupida bestia sale e le mie braccia rispolverano la precisione del combattimento. Dò un colpo secco, affondo bene la mia arma. Io ti condanno a morire animale schifoso, creatura talmente orribile da non essere degna di vita! Un altro colpo per sicurezza. Controllo che il cadavere sia rimasto incastrato sotto la scopa e noto con piacere come le sue dimensioni in 2D siano molto più ristrette. Bene. Infilo i guanti e con un immane senso di schifo prelevo le zampe della bestia.
Torno al piano di sotto, cerco sul grimorio la pagina "Cambio repentino di stagione". Due litri di alcool puro, 17 gocce di succo di arancia e ghiaccio come base liquida, foglie di castagno secche, radici di quercia e abete, bacche di agrifoglio essiccate, ginepro, polvere di corno di cinghiale, semi di uva, zampe di ragno, un lungo filo di lana, unghie di topo in salamoia, un frammento di specchio e un occhio di corvo (anche perchè gli occhi di falco li avevo usati tutti per le mie solite maledizioni...). Eccoi qua, tutto è pronto. Porto il calderone in balcone, mi munisco della mia bacchetta sperando che stavolta non mi tradisca.
Un colpo sul bordo della pentola al primo verso della formula, un secondo al termine. Recito la frase di rilascio della magia e dò un terzo colpo. Sulla superficie del preparato magico si forma una grande bolla, mi allontano. Chiudo l'incantesimo con la chiave di riuscita e la bolla esplode. dopo un'oretta la temperatura è scesa di circa 8 gradi, abbastanza per poter dichiarare che il mio cambio di stagione è riuscito.
Alla fine di tutto mi guardo allo specchio, come faccio di solito per complimentarmi con me stessa, i capelli sono arruffati dal continuo gratta-gratta, alcune ciocche visibilmente bruciacchiate dall'esplosione, il viso cereo dopo il duro scontro con la bestia e mi sento terribilmente stanca a causa dell'uso della magia, ma almeno l'inverno è arrivato!
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martedì, 28 aprile 2009

non sempre, ma...

alcune volte mi sento così:


kilchrist church

















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mercoledì, 01 aprile 2009

eppure...

deve significar qualcosa il fatto che ci sono delle cose nella mia vita che tornano con una ritmicità regolare. pensieri, coincidenze, immagini, persone.


ci sono dei posti per ognuno di noi, delle musiche, dei colori che ci rappresentano, che sentiamo nostri anche se nostri non sono.
avrei voluto nascere là, in quel preciso posto, vorrei tutt'oggi essere circondata da quei colori, da quelle musiche perché ad essi mi sento legata in una maniera che a parole non so spiegare, delego alla possibilità di una prossima vita la speranza di tornare a quei posti, a quei tempi.

non chiedetemi dove, ditemi piuttosto dove voi sareste voluti nascere e in quale epoca.
postato da: naeel alle ore 22:00 | link | commenti (11) | commenti (11)
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martedì, 21 ottobre 2008

longing for the northern skyes

in questi giorni mi assale la nostalgia dei cieli della Scozia, delle sue valli, dei suoi laghi, dell'aria ghiacciata. C'è qualcosa in quei luoghi che sento mio, che è mio, ma che non so spiegare a parole.
Vorrei essere lì, con nessuno in particolare, anche da sola, sola con i cieli del Nord.
Nella mia prossima vita voglio rinascere in Scozia, foss'anche solo per essere la spina di un cardo, mi accontenterei.

Chissà se in un altro tempo non sono appartenuta a quei luoghi... magari sì, perché no?

postato da: naeel alle ore 13:07 | link | commenti (4) | commenti (4)
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lunedì, 30 giugno 2008

the old church

 La strada stava diventando noiosa e mancavano ancora diverse miglia prima di giungere alla successiva tappa del suo itinerario. A un tratto dietro una curva il paesaggio cambiò, forse fu solo l’effetto di una piccola nuvola sopraggiunta a coprire il sole a fare la differenza, ma ora le colline erano più misteriose, più scure, su una di esse si ergeva una piccola costruzione in pietra col tetto spiovente ricoperto di lastre di ardesia, una chiesa. Parcheggiò nella piazzola più vicina, scese dalla macchina e si avviò su per la collina. Quando meno te lo aspetti scopri cose nuove pensò carica di aspettative per quel misterioso edificio solitario. Avvicinandosi si accorse che la chiesetta era circondata da una bassa cinta muraria, attraverso lo spoglio arco di pietra pensando di trovare al di là di esso le classiche lapidi dei cimiteri nord europei, invece, si ritrovò nel chiostro. Una serie di archi a sesto acuto cingevano il portico coperto da consunte assi di legno, nel centro del quale si apriva un pozzo coperto da una grata, si avvicinò per guardarci dentro, una curiosità stupida, ma irresistibile, un piccolo capriccio che la faceva sentire ancora bambina. Poggiando le mani sul bordo toccò la grata che si spostò vistosamente, era chiaro che era stata poggiata li in maniera frettolosa, si sporse sul pozzo, gli occhi ridotti a due fessure per cercare di mettere a fuoco il fondo, si guardò intorno, non c’era nessuno, si piegò di nuovo sull’apertura e gridò nella speranza, forse, di sentire l' eco yuuu-huu il sangue nelle vene si ghiacciò in un attimo al grido di risposta, un grido disperato e irreale. Si staccò dal parapetto e indietreggiò con un sorriso poco convinto sulle labbra Che stupida! Non ci si può far suggestionare così a 30 anni suonati!

Qualcosa però era cambiato in lei, era combattuta tra il riprendere il suo viaggio immediatamente e il vedere l’interno della chiesa per la quale aveva affrontato tutta la salita della collina. Scacciò quello strano presentimento che la voleva lontano da quel posto e decise di entrare. Percorse il portico guardandosi intorno come una bambina curiosa e pensò che era un peccato non avere la macchina fotografica perché era tutto così affascinante e la luce del sole calante donava alle vecchie mura un alone magico. Dopo aver camminato per due lati della galleria trovò un portone di legno intarsiato consumato dal tempo, intorno all’ arco la pietra era scolpita in tre balze alternate con disegni a spirale e fiori e sulla sommità c’era un’incisione in una lingua che lei non conosceva.

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Sospinse un battente della porta e oltrepassò l’arco. La chiesa era vuota, ma questo non la stupì perché la sua attenzione fu catturata dalla miriade di colori dei mosaici che coprivano le finestre e attraverso cui il sole calante proiettava la sua luce che si rifrangeva in macchie di colore sulle pareti di pietra grigia.

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A spezzare lo sguardo dalla porta d’ingresso all’altare erano solo due colonnine scolpite, ognuna di esse rappresentava due cherubini inginocchiati in preghiera su una sfera di marmo grigio e bianco, tra le loro ali si allargava la prua di una barca contenente l’acqua santa.

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Fece qualche passo versò l’altare e notò le panche nobiliari di legno scuro sulle quali pendevano i drappi del blasone della famiglia di nobili della regione, erano poste l’una di fronte all’altra.

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Avanzò verso l’altare e scorse un corridoio piuttosto stretto che passava dietro l’abside cingendo una piattaforma rialzata con sette seggi posti a semicerchio alle spalle dell’altare.

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Al termine del corridoio trovò alla sua sinistra un cancelletto, dietro di esso incavata in una nicchia della chiesa si trovava la tomba in pietra di una giovane donna le cui sembianze erano state scolpite nel candido alabastro. Avrebbe voluto guardarla da vicino ma era indecisa se aprire il cancello, poi pensò che probabilmente non c’era nessuno lì tranne lei, stranamente non aveva visto neanche il custode. Decise di entrare sollevò la mezzaluna che bloccava in alto le due ante del cancello e le spinse cautamente verso l’interno della cappella. Si avvicinò al sarcofago e lesse la targa “Hanne Argyll amata figlia del quinto duca di Argyll e della marchesa di Moray 1675 – 1696”. Nel guardarla da vicino si accorse che la fanciulla era stata immortalata con gli occhi aperti, cosa insolita per una persona defunta, in effetti forse per la bellezza dei suoi tratti o forse per il particolare degli occhi, la fanciulla sembrava riposare immersa nei suoi pensieri. Le mani sottili e delicate erano intrappolate in pesanti catene che giravano tutto intorno al suo corpo, il particolare davvero inquietante e che conferiva un senso di realismo a quella figura erano proprio le catene che stranamente erano di metallo vero, sembrava incredibile che nonostante il tempo trascorso non si fossero affatto consumate. Al pensiero del tempo che passava si rese conto di dover ripartire. Si voltò per uscire dalla cripta ma un rumore alle sue spalle la fece bloccare terrorizzata. Un rumore di metallo dietro di lei. Pensò immediatamente alle catene, poteva essere stupido ma poteva anche essere e basta. Senza voltarsi aprì il cancelletto per fuggire da quel posto. Ripercorse quasi correndo il semicerchio dietro l’altare per dirigersi all’uscita  mentre si avvicinava al portone pensava che era stata una sciocca a spaventarsi in quel modo. Giunse alla porta e afferrò uno dei due anelli per aprirla, ma la porta rimase immobile. Pensò di aver sbagliato uscita, anche perché lei aveva lasciato la porta aperta, ma non c’erano altre aperture. Provò a tirare con più forza, aggrappandosi ostinatamente con tutto il peso del corpo, ma non accadde nulla. Arrabbiata e spaventata diede un colpo a mano aperta sull’anta e si accorse della terribile verità. La porta di legno che aveva attraversato pochi minuti prima era diventata un unico blocco di pietra. Gli occhi si riempirono di lacrime, gridò chiedendo aiuto una volta, due, poi un rumore lontano la fece voltare, si rincuorò pensando che il custode o qualcun altro si fosse accorto di lei, infatti era così, ma di fronte a lei ad ascoltare le sue grida di aiuto c’era la ragazza della tomba, in catene, che la fissava senza alcuna espressione. La luce era quasi svanita del tutto e i mosaici colorati imprigionavano anche gli ultimi bagliori che il sole trascina nel suo percorso quotidiano. La donna paralizzata dalla paura non osò aprire bocca.

                                                                         *  *  *  *  *  *  *  *  *  *

 

e poi?
non lo so. ditemelo voi!
postato da: naeel alle ore 19:23 | link | commenti (17) | commenti (17)
categorie: scrivere, scozia, libri e letture
sabato, 19 aprile 2008

I left my soul there...

Ho aggiornato le sezioni “chi sono” e “amo” e a proposito di paesaggi incorrotti:

Vi presento la mia Scozia

 Loch Tulla

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Ebridi esterne dall'Isola di Skye (il posto più bello del mondo)

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The Old Man of Stor


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le cascate di Kilt Rock

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la mia casa: Eilean Donan Castle (quello dove hanno girato Highlander)

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... la corte interna
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WELCOME!
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secondo voi, perché Naeel non osava entrare nella cabina?

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Scozia = acqua in ogni dove…

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Questa invece è la mia residenza estiva: Inveraray Castle
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I










Il cardo, simbolo della scozia. Si narra che un manipolo di guerrieri scozzesi stavano per essere sorpresi nel sonno da un gruppo di vichinghi invasori, e si salvarono solo perché uno degli attaccanti mise un piede nudo sopra un cardo selvatico. Le sue grida diedero l'allarme e gli scozzesi, risvegliati, sconfissero come di dovere i danesi.

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Qui è dove abitavo qualche secolo fa: Kilchurn Castle

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Avete presente Braveheart? Avete presente Robert Bruce? eccolo qui, trovato per puro caso dentro una chiesetta sulle sponde di un lago. Purtroppo era già morto quando sono arrivata.

Fed questa foto te l'avevo promessa!

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Qui Naeel è in un cimitero adiacente una piccola chiesetta in cui era in corso un matrimonio. Lo vedete il suonatore di cornamusa dietro di me? In mano a Naeel c’è Tilby (lo conoscerete presto ;-))

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Quest’ultima foto è un omaggio al falco che a quanto pare mi perseguitava anche in scozia… immaginate la mia faccia quando l’ho visto!!!

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buon week end 

 

postato da: naeel alle ore 15:53 | link | commenti (21) | commenti (21)
categorie: scozia, good things